“Beach Games in Winter” – Stella Olrich

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(Pic by Stella Olrich)

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“In una sera d’inverno” – Stella Olrich

Abbraccio la solitudine sperando che un giorno

tu possa tornare,
né vivo né morto
fantasma dilaniato dal tempo.

Nell’alito gelido dell’inverno disperdo come foglie le mie tristezze
tristezze di rievocati ricordi e cammino…

Cammino tra sapori di arance e castagne,
vedo bucce di carrube a terra
– ricordi di quando ero piccola-
bianche svolazzanti tovaglie sulle bancarelle.

Cammino e vado cercando un volto che non dimentico
tra ombre di gente infreddolita  e odor di fumo.
Il crepuscolo  stempera piano colori e forme
lasciando al nero ogni spazio come tutto venisse inghiottito
da un grosso camino  che risucchia dentro di sé ogni cosa.

Risucchia la mia lucidità  e la memoria delle cose intorno
in un denso ed inarrestabile vortice.

Ora scende una nebbia profonda che
non lascia spazio ai ricordi,
mi trovo a stringere  tra le mani
un cartoccio caldo di caldarroste.

Cammino e stringo forte per aggrapparmi
a questa nuova realtà
mentre i lampioni si accendono intorno
e i passi della gente si svuotano e si dimezzano veloci.

Sembra quasi che tutti abbiano
fretta di lasciare questa piazza e queste strade
sembra quasi che tutti abbiano voglia
di lasciare gli spazi aperti per  quelli al chiuso.

Cammino e stringo forte il piccolo calore
che già si affievolisce tra le mie mani,
sono nel  crepuscolo di questa stagione invernale
con  sensazioni diverse.

Penso che il tempo scorre su di noi
in modo diverso in ogni stagione.
Ora scorre su di noi fino a permearci in profondità,
fino a mettere a nudo ogni nervo del corpo.

Ora è tempo di rientrare a casa..
Così abbracciata alla mia solitudine
piango lacrime e la pioggia di questa umidità chiara
si mischia tra volto e capelli.

Ho ancora più freddo,
tra il silenzio e la luna che non si vede
piango tutto il mio rimpianto
e piango te.

Stella Olrich

(Traslat)

“On a winter evening”

I embrace loneliness, hoping that one day

you can come back,
neither alive nor dead
ghost torn by time.

In the cold winter breath I spread my pains like leaves
the sadness of memories re-evoked and meanwhile I walk …

Path between flavors of oranges and chestnuts,
I see carob peels on the ground
– remember when I was little-
white fluttering tablecloths on the stalls.

I walk and I go looking for a face that I do not forget
between shadows of people who are chilled and smells of smoke.
Dusk will soften colors and shapes
leaving black every space as everything was swallowed up
from a big fireplace that sucks everything inside itself.

It absorbs my clarity and the memory of things around
in a dense and unstoppable vortex.

Now comes a deep fog
leaves no space for memories,
I find myself tightening in the middle of my hands
a warm bag of roasted chestnuts.

I walk and hold tight to hold on
to this new reality
while the street lamps light up around
and the steps of the people are emptied and are halved fast.

It almost seems that everyone has
hurry to leave this square and these streets
it almost seems that everyone wants
to leave the spaces open for those indoors.

I walk and tighten the small heat
that already fades in my hands,
I’m in the twilight of this winter season
with different sensations.

I think time flows on us
differently in every season.
Now it flows over us until it deepens,
up to strip every nerve in the body.

Now it’s time to come home ..
So embraced my solitude
I cry tears and the rain of this clear moisture
it mixes between face and hair.

I’m even colder,
between silence and the moon that can not be seen
I cry all my regret
and I cry you.

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“A voluminous furry” – Stella Olrich

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so beautiful in its extra-large volume continues to have a soft and silent stride (pic by Stella Olrich)

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“He goes to be suspicious”

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I like this window on passing time and its inscrutable tenant (pic by Stella Olrich)

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Curious eyes – by Stella Olrich

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So cute we look at each other 🙂 (pic taken by Stella Olrich)

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Per antica meraviglia – Antonio Facchin

La mia carne ancora

ti palpita dentro,

ti scava dolcemente la mente

e ti risogna.

.-.-.-.-.

Bacio la tua ombra in segno di lutto.

Mi riempio le mani come un contadino

le riempie di semi

per poi gettarli nel loro

guscio infantile.

Io sono un contadino dagli occhi malati.

Cieco dalla nascita sento

solo il palpito, il respiro

quotidiano della terra.

.-.-.-.-.

Il sogno, il mio lungo sogno

ormai sta per finire.

L’ora è venuta, e questa

notte m’apparirai come

un respiro in fondo

ad una stanza buia.

.-.-.-.-.

Non ho la gioia

né il dolore di sopravviverti,

ma ho la tenerezza di sopportare

l’altra figura che è in te

e che ti copre il cuore

ogni giorno.

Amata terra, amati luoghi

che ti videro donna e madre.

.-.-.-.-.-.

Io vorrei venire con te,

sospirarti come ti sospira l’aria.

Scrosciare come acqua ai tuoi piedi.

Lenire in eterno il tuo volto sublime.

.-.-.-.-.-.

Corro come su un filo

invisibile.

Lunga è la vertigine

che continuamente mi assilla

e svuota il mio cuore.

Sono ricco di malinconia

e abito in un castello

di ricordi.

.-.-.-.-.-.

Non ho che una vaga speranza

d’incontrarti. Forse è questo

mio ritegno che s’assopisce

alla sera, prima di chiudere

gli occhi e sognarti,

prima di conquistare

l’elemento perduto in te

e farti la luce e la morte.

Antonio Facchin ( da Soliloquio per un’ombra)

 

 

 

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by book “Per antica meraviglia” – Antonio Facchin

Per sentirmi così attratto

non ho fatto nulla che potesse

ricrearti, calcolando la distanza

tra noi due e la morte,

serena come una foglia di primavera…

.-.-.-.-.

Dall’alto di quest’aria

tu affolli la mia mente.

Come un uccello canterino

mi assordisci l’anima

e m’insegni continuamente

l’insegnamento dell’amare.

.-.-.-.-.

E’ come se l’idea venisse a te,

una figura allampanata in uno spirito

atroce e confuso.

I giorni non rimarranno

per questo lieti, non avranno il senso

come all’inizio della pena,

ma saranno presi dall’attimo

in cui ti ho pensata

e che ora bruci in me fino alla morte.

.-.-.-.-.

Adesso continuerò lo stanco

tragitto di ogni giorno.

Ogni attimo disporre

della propria solitudine

come una penitenza, biasimando

il fatto che sei

l’uomo a cui la morte

ci tiene, e ti osserva

come una donna sublime.

Quasi ti penetra

sconvolgendoti il sonno.

.-.-.-.-.

Senza di te, la mia vita si offende

e si meraviglia.

Così va  la strada più dura

che mai porta al tuo confine.

E ti cerco ancora, ancora innesto

il mio cuore alla terra.

Antonio Facchin (da Soliloquio per un’ombra)

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