128 Sonnet – William Shakespeare

How oft, when thou, my music, music play’st

Upon that blessed wood whose motion sounds

With thy sweet fingers when thou gwently sway’st

The wiry concord that mine ear confounds,

Do I envy those jacks that nimble leap

To kiss the tender inward of thy hand,

Whilst my poor lips, which should that harvest reap,

At the wood’s boldness by thee blushing stand.

To be so tickled, they would change their state

And situation with those dancing chips

O’er whom thy fingers walk with gentle gait,

Making dead wood more blest than living lips.

Since saucy jacks so happy are in this,

Give them thy fingers, me thy lips to kiss.

William Shakespeare

(Traslat)

Sonetto 128

Quanto spesso, quando tu, mia musica, musica esegui

su quei beati legnetti il cui moto risuona

sotto le tue dolci dita, mentre gentile governi

l’armonia delle corde che il mio orecchio incanta,

quanto spesso invidio quei salterelli che agili balzano

a baciarti il tenero incavo della mano,

mentre le mie povere labbra, che dovrebbero mietere tale messe,

all’ardire di quei legni accanto a te arrossiscono.

Per venire così vellicate, scambierebbero stato

e posto con quelle schegge danzanti

su cui vanno le tue dita con gentile passo,

facendo i morti legni più beati delle vive labbra.

Poiché quegli sfacciati salterelli hanno simile fortuna,

da’ loro le tue dita, e a me le tue labbra da baciare.

 

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“One of these mornings” – Moby

A song that I like to hear from the American singer Moby

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“Autumn ” – Stella Olrich

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(pics taken on 2018October10 by Stella Olrich)

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“On the Shore” – Stella Olrich

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(taken by Stella Olrich on 2018 October 10)

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126 Sonnet – William Shakespeare

O thou, my lovely boy, who in thy power

Dost hold Time’s fickle glass, his sickle hour,

Who hast by waning grown, and therein show’st

Thy lovers withering, as thy sweet self grow’st;

If Nature, sovereign mistress over wrack,

As thou goest onwards, still will pluck thee back,

She keeps thee to this purpose, that her skill

May Time disgrace and wretched minutes kill.

Yet fear her, O thou minion of her pleasure;

She may detain, but not still keep her treasure.

Her audit, though delayed, answered must be,

And her quietus is to render thee.

William Shakespeare

(Traslat)

Sonetto 126

Oh tu, mio amabile ragazzo, che in tuo potere tieni

la clessidra scorrevole del Tempo e l’ora della falce,

che, declinando, sei cresciuto, e così riveli

l’appassire dei tuoi amici col crescere tuo dolce;

se la Natura, signora sovrana sopra ogni rovina,

mentre tu innanzi procedi, ti tira sempre indietro,

essa ti mantiene a questo scopo, perché la sua arte

possa screditare il Tempo e uccidere i miserabili minuti.

Temila tuttavia, tu favorito del suo piacere!

Essa può trattenere, ma non serbare per sempre il suo tesoro.

La sua resa dei conti, pur se differita, dovrà essere saldata,

e la sua quietanza starà nel consegnare te.

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“Hanging soul” – Stella Olrich

L’anima mia appesa a te
come francobollo a lato del tuo collo.
Leggera ti segue ovunque mentre
il tempo cerca di strapparmi da te
ed ogni pezzo è un lamento
che il tuo cuore non ode.
L’anima mia appesa a te
parassita di quest’ amore andato.
Irragionevole anima persa
negli anni che passano
senza farmene una ragione
senza riuscire a dare una sepoltura
a quest’ amore morto.
L’anima mia appesa a te è così
colma di cecità che non saprebbe
dove andare, senza te.
Resta appesa come ombra
alla tua ombra e pazza di dolore
sgrana per te le più dolci parole
tu le confondi col mormorio
del vento.

Stella Olrich

(Traslat)

My soul hanging on you
as a stamp on the side of your neck.
Lightweight follows you everywhere while
time tries to tear me from you
and each piece is a lament
that your heart does not hear.
My soul hanging on you
parasite of this love gone.
Unreasonable lost soul
in the years that pass
without giving it a reason
without being able to give a burial
to this dead love.
This is my soul hanging on you
full of blindness that he would not know
where to go, without you.
It remains hanging as a shadow
to your shadow and mad with pain
release the sweetest words for you
you confuse them with the murmur
of the wind.

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“Waves” – Stella Olrich

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The sea in the fall season (pic taken by Stella Olrich on 2018October4)

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