“Wolves without teeth” – Of Monsters and Men

a song that I like from the Icelandic band “Of Monsters and Men

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“Poema de amor” – by Vincente Aleixandre

Te amo sueño del viento

confluyes con mis dedos olividado del norte

en las dulces mañanas del mundo cabeza abajo

cuando es fàcil sonreir porque la lluvia es blanda

En el seno de un río viajar es delicia

oh peces amigos decidme el secreto de los ojos abiertos

de las miradas mías que van a dar en la mar

sosteniendo las quillas de los barcos lejanos

Yo os amo – viajadores del mundo – los que dormís sobre el agua

hombres que van a América en busca de sus vestidos

los que dejan en la playa su desnudez dolida

y sobre las cubiertas del barco atraen el rayo de la luna

Caminar esperando es risueño es hermoso

la plata y el oro no han cambiado de fondo

botan sobre las ondas sobre el lomo escamado

y hacen música o sueño para los pelos más rubios

Por el fondo de un  río mi deseo se marcha

de los pueblos innúmeros que he tenido en las yemas

esas obscuridades que vestido de negro

he dejado ya lejos dibujadas en espalda

La esperanza es la tierra es la mejilla

es un inmenso párpado donde yo sé que existo

¿Te acuerdas? Para el mundo he nacido una noche

en que era suma y resta la clave de los  sueños

Peces árboles piedras corazones medallas

sobre vuestras concéntricas ondas – sí – detenidas

yo me muevo y si giro me busco oh centro oh centro

camino – viajadores del mundo – del futuro existente

más allá de los mares en mis pulsos que laten.

(Vincente Aleixandre – 1932)

(Traslat)

“Poesia d’amore”

Ti amo sogno del vento

obliato il polo confluisci con le mie dita

nelle dolci mattine del mondo a testa in giù

quando è agevole sorridere perché la pioggia è benigna

Nell’alveo di un fiume viaggiare è cosa deliziosa

o pesci amici ditemi il segreto degli occhi aperti

dei miei sguardi che sboccano nel mare

a reggere le chiglie delle navi lontane

Io vi amo – viaggiatori del mondo – voi che sull’acqua dormite

uomini che in America  vanno in cerca dei loro vestiti

quei che lascian sul lido la loro patita nudità

e sulle tolde della nave attraggono il raggio della luna

Camminare in attesa è bello e dilettevole

l’argento e l’oro non hanno mutato di fondo

rimbalzano sui flutti sul dorso squamoso

e generano musica o sogno alle chiome più bionde

Nel fondo di un fiume la mia brama va via

dai paesi innumerevoli che ho tenuto sui polpastrelli

quell’ombre che vestito di nero

ho lasciato ormai lungi disegnate in spalla

La speranza è la terra è la guancia

è un’immensa palpebra dov’io so che esisto

Rammenti?

 Per il mondo son nato una notte

in cui addizione  e sottrazione era la chiave dei sogni

Pesci alberi pietre cuori medaglie

sulle vostre onde concentriche – sì – immote

io mi muovo e se giro mi cerco oh centro oh centro

strada – viaggiatori del mondo – del futuro esistente

più in là dei mari nei miei polsi che battono.

 

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“Attesa” – Vincenzo Cardarelli

Oggi che t’aspettavo

non sei venuta.

E la tua assenza so quel che mi dice,

la tua assenza che tumultuava,

nel vuoto che hai lasciato,

come una stella.

Dice che non vuoi amarmi.

Quale un estivo temporale

s’annuncia e poi s’allontana,

così ti sei negata alla mia sete.

(Vincenzo Cardarelli – 1936)

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“Afraid” – Lana Del Rey

A  song that I like from the American singer-songwriter Lana Del Rey

 

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“Adolescente” – Vincenzo Cardarelli

Su te, vergine adolescente,

sta come un’ombra sacra,

Nulla è più misterioso

e adorabile e proprio

della tua carne spogliata.

Ma ti recludi nell’attenta veste

e abiti lontano

con la tua grazia

dove non sai chi ti raggiungerà.

Certo non io. Se ti veggo passare

a tanta regale distanza,

con la chioma sciolta

e tutta la persona astata

 la vertigine mi si porta via.

Sei l’imporosa e liscia creatura

cui preme nel suo respiro

l’oscuro gaudio della carne che appena

sopporta la sua pienezza.

Nel sangue, che ha diffusioni

di fiamma sulla tua faccia,

il cosmo fa le sue risa

come nell’occhio nero della rondine.

La tua pupilla è bruciata

dal sole che dentro vi sta.

La tua bocca è serrata.

Non sanno le mani tue bianche

il sudore umiliante dei contatti.

E penso come il tuo corpo

difficoltoso e vago

fa disperare l’amore

nel cuor dell’uomo!

Pure qualcuno ti disfiorerà,

bocca di sorgiva.

Qualcuno che non lo saprà,

un pescatore di spugne,

avrà questa perla rara.

Gli sarà grazia e fortuna

il non averti cercata

e non sapere chi sei

e non poterti godere

con la sottile coscienza

che offende il geloso Iddio.

Oh sì, l’animale sarà

abbastanza ignaro

per non morire prima di toccarti.

E tutto è così.

Tu anche non sai chi sei.

E prendere ti lascerai,

ma per vedere come il gioco è fatto,

per ridere un poco insieme.

Come fiamma si perde nella luce,

al tocco della realtà

i misteri che tu prometti

si disciolgono in nulla.

Inconsumata passerà

tanta gioia!

Tu ti darai, tu ti perderai,

per il capriccio che non indovina

mai, col primo che ti piacerà.

Ama il tempo lo scherzo

che lo seconda,

non il cauto volere che indugia.

Così la fanciullezza

fa ruzzolare il mondo

e il saggio non è che un fanciullo

che si duole di essere cresciuto.

(Vincenzo Cardarelli – 1936)

 

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“L’attimo” – Karin Boye

Nessun cielo di una notte d’estate senza respiro

giunge così profondo nell’eternità,

nessun lago, quando le nebbie si diradano,

riflette una calma simile

come l’attimo –

quando i confini della solitudine si cancellano

e gli occhi diventano trasparenti

e le voci diventano semplici come venti

e niente c’è più da nascondere.

Come posso ora aver paura?

Io non ti perderò mai.

(Karin Boye – 1935)

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“Ricordo” – Karin Boye

Quieta voglio ringraziare il mio destino:

mai ti perdo del tutto.

Come una perla cresce nella conchiglia,

così dentro di me

germoglia dolcemente il tuo essere bagnato di rugiada

Se infine un giorno ti dimenticassi –

allora sarai tu sangue del mio sangue

allora sarai tu una cosa sola con me –

lo vogliano gli dei.

(Karin Boye – 1922)

 

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