“Say Something” – Jacob Banks

A beautiful interpretation of the English singer and songwriter Jacob Banks
for song “Say Something” (2013 year) of the group “A Great Big World”

 

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105 Sonnet – William Shakespeare

-105-

Let not my love be called idolatry,

Nor my beloved as an idol show,

Since all alike my songs and praises be

To one, of one, still such, and ever so.

Kind is my love today, tomorrow kind,

Still constant in a wondrous excellence;

Therefore my verse, to constancy confined,

One thing expressing, leaves out difference.

“Fair, kind, and true”, is all my argument,

“Fair, kind, and true”, varying to other words,

And in this change is my invention spent –

Three themes in one, which wondrous scope affords.

Fair, kind, and true, have often lived alone,

Which three till now never kept seat in one.

William Shakespeare

(Traslat)

-105 Sonetto-

Non sia chiamato il mio amore idolatria,

né come un idolo appaia il mio amato,

se tutti uguali sono i miei canti e le mie lodi,

per uno, di uno, ancora gli stessi, e sempre tali.

Gentile è il mio amore oggi, domani gentile,

sempre costante in meravigliosa eccellenza;

perciò la mia poesia, legata alla costanza,

esprimendo una cosa sola, ogni varietà tralascia.

“Bello, gentile e vero” è tutto il mio argomento,

“Bello, gentile e vero”, variato nelle parole,

e in queste variazioni la mia invenzione si consuma –

tre temi in uno, che offre una straordinaria prospettiva.

Il bello, il gentile e il vero spesso vissero da soli,

ma i tre finora mai risiedettero in uno.

 

 

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104 Sonnet – William Shakespeare

-104-

To me, fair friend, you never can be old,

For as you were when first your eye I eyed,

Such seems your beauty still. Three winters cold

Have from the forests shook three summers’ pride,

Three beauteous springs to yellow autumn turned

In process of the seasons have I seen,

Three April perfumes in three hot Junes burned,

Since first I saw you fresh, which yet are green.

Ah, yet doth beauty, like a dial hand,

Steal from his figure, and no pace perceived;

So your sweet hue, which methinks still doth stand,

Hath motion, and mine eye may be deceived.

For fear of which, hear this, thou age unbred:

Ere you were born was beauty’s summer dead.

William Shakespeare

(Traslat)

-104 Sonetto-

Per me, dolce amico, tu non potrai mai essere vecchio,

perché com’eri quando dapprima il tuo occhio io vidi,

tale sembra la tua bellezza ancora, Tre freddi inverni

hanno dalle foreste scosso il vanto di tre estati,

tre belle primavere cambiate in gialli autunni

nel volgere delle stagioni ho visto,

tre profumi d’aprile bruciati in tre ardenti giugni,

dacché fresco dapprima vidi te, che tuttavia sei verde.

Ah, la bellezza tuttavia, come l’indice di una meridiana,

trafuga dalla sua figura, e nessun passo è percepito;

così la tua dolce forma, che a me sembra stare immobile,

ha movimento, e il mio occhio può essere ingannato.

Per il qual timore, ascolta questo, tu epoca non nata:

prima che tu nascessi, era morta l’estate della bellezza.

 

 

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103 Sonnet – William Shakespeare

-103-

Alack, what poverty my Muse brings forth,

That, having such a scope to show her pride,

The argument all bare is of more worth

Than when it hath my added praise beside.

O, blame me not if I no more can write!

Look in your glass, and there appears a face

That overgoes my blunt invention quite,

Dulling my lines and doing me disgrace.

Were it not sinful then, striving to mend

To mar the subject that before was well?

For to no other pass my verses tend

Than of your graces and your gifts to tell;

And more, much more, than in my verse can sit,

Your own glass shows you when you look in it.

William Shakespeare

(Traslat)

-Sonetto 103-

Ahimè, quale miseria produce la mia Musa,

ché, pur avendo un tale campo per mostrare il suo splendore,

il suo argomento, tutto nudo, è di maggior pregio

che quando gli si aggiunga il mio apprezzamento.

Oh, non biasimarmi se più non posso scrivere!

Guarda nel tuo specchio, e lì appare un volto

che supera di gran lunga la mia stanca invenzione,

offuscando i miei versi e recandomi discredito.

Non sarebbe un peccato, allora, volendo migliorarlo,

sciupare il soggetto che prima era bello?

Perché a nessuno altro scopo mirano i miei versi,

se non cantare le tue grazie e le tue doti;

e più, molto di più che non possa stare nel mio verso,

te lo mostra il tuo specchio, quando ci guardi dentro.

 

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“Adorable eyes” – by Stella Olrich

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pic by Stella Olrich

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“Angry?” – by Stella Olrich

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pic By Stella Olrich

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“Adorable Cats” by Stella Olrich

20180217_11224120180217_113159

pic by Stella Olrich (from World Cat Day 17 February 2018)

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