“ALIAGE” – Racconto breve (1° parte)

Un colpo secco destò Vincenzo dal torpore facendogli sollevare lo sguardo sorpreso fino a focalizzare la figura alta e snella stagliatasi sulla cornice della porta.
Sorrise mesto al fratello che entrando aveva portato con se odore d’aria e sole, di libertà e giovinezza. Cose che a lui sembravano mancare ormai da due anni.
Dal giorno in cui, al ritorno da Modena, la mercedes del padre Vittorio si era incastrata sotto un tir. Nel terribile incidente erano sopravissuti solo loro due. Il fratello Alvise, che all’epoca aveva 16 anni, di quel giorno conservava una sottile striscia blu, una cicatrice sulla tempia destra peraltro parzialmente nascosta dal taglio di capelli e una balbuzie che si accentuava nei momenti di nervosismo rendendolo insicuro sopratutto con le ragazze.
Vincenzo che al momento dell’impatto si trovava seduto a fianco del padre, aveva subito lo schiacciamento di alcune vertebre lombari restando paralizzato. L’unico motivo per cui la madre, rimasta a casa quel giorno, non era impazzita dal dolore era l’aver avuto salvi tutti e due i figli. La camera di Vincenzo, per comodità, era stata spostata al piano terra della casa, dove prima si trovava lo studio del padre.
La fatica a riprendersi e accettare l’handicap aveva costretto Vincenzo ad interrompere gli studi alla facoltà di ingegneria elettronica di Modena. Col diploma di tecnico informatico in precedenza conseguito a Parma aveva trovato occupazione presso una società di messaggerie e comunicazioni.
– Vincenzo vieni dai! – disse Alvise, – Andiamo al parco, è una splendida giornata, che stai a fare chiuso qui dentro? Vieni con me, faccio allenamento oggi e tu mi cronometri…- concluse avvicinando la sedia a rotelle alla poltrona dove stava seduto il fratello. – Non è giornata da sonnecchiare questa! – Le labbra di Vincenzo si incresparono in un sorriso tirato. Voleva un gran bene al fratello e anche se un pò di malavoglia accettò.
 – Aiutami Alvise – disse Vincenzo facendo forza sugli avambracci e sollevandosi dalla poltrona aiutato dal fratello si sistemò sulla sedia a rotelle.
Alvise sospinse il fratello  fin sull’entrata di casa e si fermò.
– Aspetta! Ho lasciato di sopra il cellulare, vado a prenderlo. –
Lo sguardo di Vincenzo si posò sullo specchio d’entrata.
L’immagine che vi si rifletteva era di un giovane uomo dal fisico mingherlino e il volto triste, di una bellezza particolare; la barba leggermente incolta ne delineava l’eccessiva magrezza, il naso con le narici dilatate e gli zigomi un pò pronunciati ne conferivano un aspetto virile. Gli occhi, grandi e lucenti quasi sembravano sprizzare i bagliori blu cobalto di un mare in tempesta. Ma era un uomo mite Vincenzo e chi lo conosceva sapeva che sotto la scorza apparente si celava una persona generosa che nonostante tutto affrontava la vita in maniera positiva.
Si stava rassettando con le dita i biondi capelli davanti allo specchio quando vide Alvise scendere di corsa la scala col cellulare che trillava.
– E’ lei Vincenzo, aiutami…- disse Alvise dopo aver scorto il nome sul display. –
– Oggi mi ha già cercato tre volte, credo sia arrabbiata –
– Parlagli tu per favore – concluse imbarazzato porgendo l’apparecchio al fratello.
Vincenzo lo afferrò mentre ancora squillava attivando la funzione risposta.
– Pronto? –
All’altro capo una voce femminile rispondeva:
– Ciao Vinc –
Vincenzo sospinse con la mano destra la carrozzella in avanti girando volutamente le spalle al fratello, un sorriso gli si dipinse in volto e lo rasserenò…(continua)
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Life is poetry when we are at peace with ourselves
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