“ALIAGE” (2° parte)

Venti minuti più tardi Alvise fermava la golf rossa nel parcheggio e dopo aver aiutato il fratello a risalire sulla carrozzina varcarono l’ingresso al lato nord del parco.
– Ecco qui mi sembra un buon punto di partenza, che ne dici Vincenzo? –
– Direi di sì, fai un giro di riscaldamento fino ai campi di bocce, gira attorno alle fontane e ritorna. Poi comincio a cronometrarti. –
– D’accordo! – rispose Alvise vuotandosi le tasche della tuta e porgendo in grembo al fratello chiavi della macchina, cronometro e cellulare.
Porgendo quest’ultimo sorrise accativante al fratello e disse: – Lo sai che quando mi emoziono inizio a balbettare e io non voglio che lei sappia di questo mio difetto. –
Fece una pausa e proseguì: – Dai Vincenzo non facciamo niente di male –
– Fintanto che lei non lo viene a sapere…-  ribattè Vincenzo.
– E lei non lo saprà mai! – concluse Alvise ridendo e iniziando a saltellare per riscaldarsi.
– Vado – disse poi.
Vincenzo seguì con lo sguardo il fratello allontanarsi veloce lungo il viale alberato fino a vederlo diventare un puntino e sparire.
– E’ proprio una bella giornata – pensò.
Era fine giugno, un profumo d’erba appena tagliata gli riempiva le narici e si mischiava con l’intenso aroma dei tigli.
Una leggera brezza muoveva le fronde a olmi e carpini. Sul lato sinistro del prato alcune vecchie querce delimitavano i campi da tennis e da essi giungeva all’ orecchio di Vincenzo il rumore attutito delle palline che rimbalzavano.
Alcuni merli, rincorrendosi in dispettosi duelli, arrivavano svolazzanti fin quasi ai suoi piedi. Nell’azzurro terso del cielo Vincenzo osservò una piccola manciata di nubi muoversi ed offuscare il sole.
Alvise ritornò in perfetto assetto di corsa accanto al fratello.
– Ora inizia a cronometrarmi. –
– D’accordo, quattro giri come al solito e poi rientriamo a pranzo? – chiese Vincenzo.
– Ok – gli gridò Alvise e scappò via.
Vincenzo dopo aver fatto partire il cronometro chiuse gli occhi e si mise a pensare a lei…
Ripensò a quel sabato pomeriggio quando Alvise lo raggiunse tutto eccitato giù in soggiorno mostrandogli una foto scaricata dal PC.
– Guarda Vincenzo, ti piace? –
Vincenzo osservò la foto che il fratello gli porgeva, era una giovane donna dai capelli neri e lisci e un viso dolce. Vestiva una tuta felpata gialla canarino, scarponcini tipo Timberland, occhiali poggiati in testa a trattenere i capelli e un foulard in collo.
Lo strano della foto era che la ragazza se ne stava arrampicata sopra un albero accanto a una costruzione, probabilmente un fienile di montagna.
– L’ho conosciuta ieri sera in Chat Amica, ha 28 anni e vive in Veneto, vicino Venezia. – disse Alvise entusiasta.
Vincenzo continuava a fissare in silenzio l’immagine stampata, ne era rapito.
Poi disse: – E’ davvero una bella ragazza, si mi piace Alvise. Ma tu vorresti conoscerla? –
– Per ora no! – rispose il fratello.
– Vorrei sapere più cose di lei. Gli ho dato il numero di cellulare, spero che se chiama risponderai tu per me, sai che io mi imbarazzo e comincio a balbettare…-
– Beh, dipende se sono in casa quando ti chiama no? –
– Io spero lo faccia domani mattina sennò le risponderò coi messaggi. – concluse Alvise un pò incerto sul da farsi.
Il giorno successivo alle dieci e mezza Alvise stava ancora poltrendo a letto con lenzuolo tirato fin sopra la testa nicchiando alla luce che filtrava attraverso gli infissi.
Non si decideva ad alzarsi nonostante la madre lo avesse invitato a scendere e far colazione più di una volta quando il ronzio del cellulare poggiato sul comodino lo fece alzare di scatto.
Guardò il numero evidenziato nel display e il cuore gli salì in gola: era lei, era Aliage!
Nella decina di secondi che passarono tra quando preso dal panico non se la sentiva di rispondere a quando invece si decise a farlo il cellulare cessò di suonare.
Inforcando le ciabatte si alzò e iniziò a digitare un breve messaggio: – Chi sei? –
Poi uscì dalla sua stanza e scese le scale chiamando il fratello.
Passò accanto alla madre senza vederla ne sentirla…
– Oh finalmente! Ti sei deciso ad alzarti Alvise, la colazione aspetta da un pò oramai. –
Vincenzo se ne stava in veranda a leggere il giornale e Alvise così come era, pigiama e ciabatte, lo raggiunse tutto trafelato proprio nel momento in cui gli giungeva la risposta al messaggio appena inviato.
– Sono Aliage –
– Mi ha appena chiamato Aliage, vorrei che gli parlassi tu, che le dicessi magari qualcosa di carino, io non me la sento di parlarle. –
Vincenzo osservò il fratello in piedi di fronte a lui, i suoi timori e la sua incertezza lo intenerivano.
– Vuoi che la chiami ora? – disse.
– Si, si, adesso subito, ti faccio il numero –
– Pronto, ciao Aliage, come va? –
– Io sto bene e tu? –
– Anch’io sto bene grazie –
Seguì una pausa di silenzio da ambedue le parti poi la voce femminile proseguì.
– Mi sento un pò imbarazzata, non è come parlarsi in chat. In chat tutto assume un’altra dimensione, una dimensione irreale in cui tutto si può –
– E’ vero Aliage. In chat in pochi attimi si annullano le barriere, si viene proiettati in una realtà in cui l’impossibile diventa possibile. In cui ci si ritrova a parlare con dei perfetti sconosciuti come se ci si ritrovasse a parlare con dei vecchi amici. –
– E’ così infatti! –
– Dille qualcosa di carino Vincenzo – suggerì il fratello mentre trepidante, con la testa poggiata vicino l’orecchio del fratello, sentiva l’allegra risata di Aliage fuoriuscire dal cellulare.
– Hai una bella voce Aliage, dolce, mi piace – disse Vincenzo ed era sincero.
– Anche tu hai una bella voce, mi piace la tua cadenza emiliana. – disse Aliage ed era sincera.
                                                                                                                                              (continua)
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Life is poetry when we are at peace with ourselves
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