“Un weekend” (Racconto breve)

Lorenzo si svegliò di colpo, sentiva la gola secca e una gran sete.
Vedendo la luce filtrare tra le fessure della finestra capì che era giorno.
Cercò di mettere a fuoco la stanza: ci mise un pò. Le sue palpebre erano pesanti e anche la poca luce sembrava bruciargli gli occhi.
L’arredo della camera non era familiare.
Mentre cercava di capire dov’era un flebile ticchettio si fece strada nelle sue orecchie. Girò la testa, la sveglia sul comodino segnava le sei…
Attraverso la nebbia che ancora avvolgeva la sua mente ricordò di trovarsi nella casa al mare di Matteo, suo compagno di facoltà all’università Cà Foscari di Venezia.
Aveva accettato l’invito di Matteo di unirsi a lui per quel fine settimana poichè Luisa, la sua ragazza, stava preparandosi per la tesi e quindi non sarebbe uscita di casa per i prossimi giorni.
Matteo era passato a prenderlo venerdì pomeriggio. Lorenzo stava ancora sistemando nella sacca un cambio di vestiti, il telo mare e un costume da bagno quando, attraverso la finestra aperta, il rombo d’un motore e una sgommata gli annunciò l’arrivo di Matteo.
– Lorenzo, ci sei? – gridò Matteo infilando la testa dentro la finestra aperta del soggiorno.
– Entra pure, è aperto. – rispose Lorenzo finendo di infilare le ciabatte da spiaggia e richiudendo la sacca. Matteo, dopo aver guadagnato a grandi passi l’ingresso di casa e raggiunto Lorenzo nel soggiorno, si fermò a gambe divaricate in mezzo alla stanza.
– Sei pronto? –
Lorenzo colse nella voce dell’amico una nota d’impazienza, aveva le guance accaldate e lo sguardo acceso.
Osservò Matteo annuendo in silenzio.
Entrambi erano alti uguali, un metro e ottanta.
Però Matteo, probabilmente per l’ossatura esile e il fisico asciutto sembrava essere il più alto tra i due.
Lorenzo era di corporatura robusta. Non che fosse grasso, anzì, era ben formato e sotto la maglietta nera di cotone che indossava si delineava la muscolatura perfetta e delle spalle importanti. Va detto che Lorenzo si aiutava a mantenerne la tonicità andando in palestra tre volte alla settimana, al mattino, quando non aveva frequenza all’università.
Gli occhi di Matteo lo fissavano dal viso scavato, parzialmente ricoperto dalla folta barba nera: brillavano sulla pelle bianca, due perle nere incastonate tra gli zigomi larghi, spigolosi, che gli conferivano un’espressione austera, in forte contrasto coi capelli troppo lunghi e tenuti legati in una coda. Un riccio scomposto e sudato, sfuggito dall’elastico, gli danzava davanti al naso.
– Ho detto a Susanna che accompagnavo mia madre dalla sorella a Sappada per il weekend, sai che a Susanna non piace la montagna d’estate, la trova noiosa senza un paio di sci ai piedi. Perfino il sole dice che abbronza meno! Lei solo tintarella tra la neve e discese fino alla chiusura degli impianti. – disse Matteo
Si,si, lo sò.- rise Lorenzo – Ricordo la strana intolleranza estiva verso la montagna della tua ragazza –
Ma potevi invitarla al mare con noi no? –
– No, proprio no! – sbuffò Matteo e il suo ciuffo ribelle gli volò per un attimo sopra la testa per poi ricadergli nel medesimo punto sopra il naso.
Niente morose questo weekend, sarebbero d’impiccio! Ogni tanto ci vuole una boccata d’ossigeno fuori casa, soli. Come ai vecchi tempi…-
Lorenzo si passò le dita fra i capelli irti di gel, con il sole i suoi capelli da castani sfumavano nel rossiccio e in questa stagione usava tenerli tagliati a spazzola. Aveva occhi di un grigio metallico, uno sguardo affascinante e a volte ipnotico, uno sguardo che tramortiva le ragazze come usava scherzare Matteo.
– “Sono pronto, andiamo!” – disse.
Dopo aver caricato il bagaglio nella Saab decapottabile di Matteo partirono per la riviera.
Faceva caldo, il sole splendeva basso sull’orizzonte infuocato e il nastro d’asfalto scorreva veloce sotto i loro occhi, a tratti la calura lo diluiva in un riflesso acquoso.
I due amici chiacchieravano animatamente, un’ora era passata da quando avevano lasciato la città.
L’aria si era fatta fresca e, ognuno perso nei propri pensieri, se ne stettero in silenzio  godendo del vento che parzialmente tagliato dal parabrezza li investiva e passava via sibilando sulle loro orecchie.
Matteo sintonizzò la radio sulla frequenza preferita poi si concentrò nella guida e Lorenzo, dopo essersi allungato comodamente sul sedile, chiuse gli occhi.
Pensava a quanto gli sarebbe piaciuto se Luisa fosse partita con loro. Le voleva bene, non sapeva ancora se era la ragazza giusta per lui però ci stava bene assieme, loro due quando erano
insieme non si annoiavano mai.Si erano consciuti all’università, lei era alla facoltà di lingue orientali, lui architettura. Ricordava ancora come fosse ieri il loro primo incontro. Da quel giorno  erano passati tre anni…
Di colpo si rizzò sullo schienale, estrasse il cellulare dai jeans e la chiamò.
– Pronto? –
– Ciao, sono io. – Lorenzo si era sentito uscire la voce stranita, non sapeva che dirle.
Si rendeva conto solo ora di quanto le mancava. – declutì –
– Sei già arrivato Lorenzo? –
la voce di Luisa gli giungeva all’orecchio gioiosa come sempre, quella cadenza cantilenante tipica dei veneti. Lui invece si era stabilito coi genitori in Veneto dall’età di 14 anni, quando suo padre era stato trasferito col lavoro a Padova.
Luisa era di carattere solare, piccolina ma ben fatta. Aveva lunghi capelli biondi ed occhi verdi da gatta. Nell’ovale del viso dardeggiava a tratti un sorriso malizioso che lasciava intravvedere denti bianchi, piccoli e così perfetti da sembrare porcellana.
– Nò, manca ancora.Abbiamo appena passato Cervia. Mi spiace tu non sia potuta venire con noi… Stai ancora studiando? –
– Purtroppo sì. Ho davvero un bel programma: stasera presto a letto e domattina ancora sui libri… Divertiti un pò anche per me Lorenzo. –
Su queste ultime parole la voce di Luisa si spezzò, si capiva che era triste.
– Non mi divertirò molto senza te. – le disse
e sapeva d’essere sincero nella sua affermazione.
– Ci sentiamo domani, ciao piccolina. –
– Ciao amore, a domani. –
– Ciao piccolina – lo sbeffeggiò Matteo. – Dai Lorenzo! Sembra tu stia via un mese, domenica pomeriggio o al massimo domenica sera la rivedi. – Facciamo invece un programma per le prossime ore: aperitivo al Red Bull, tanto per cominciare, così vediamo com’è il movimento in Viale Ceccarini. Poi si potrebbe cenare senza fretta al Tucano, è vicino al porto e si mangia molto bene. –
-Infine un salto a Gabicce, alla Baia Imperiale,
e vediamo se pensi ancora a Luisa! –
– E’ davvero alletante il tuo programma, niente da obbiettare, accetto! Però non voglio fare molto tardi. Domani ho intenzione di alzarmi alle sette, sai che mi piace fare footing e non vorrei perdermi l’occasione di correre domattina presto in riva al mare. E’ corroborante, mi ricarica emotivamente. – concluse Lorenzo.
– Oh,che peccato! Pensavo avremmo cercato di rimorchiare due ragazze su alla Baia per portarle in riva al mare a veder sorgere il sole.- disse ridendo di gusto Matteo.
Non si poteva restare seri con lui!
Lorenzo si arrotolò più volte nelle lenzuola umidicce senza trovare pace, non gli riusciva più di riaddormentarsi, la luminosità che filtrava dalla finestra abbassata lo disturbava, lo disturbava il caldo e quel continuo tubare di tortore là fuori che a tratti percepiva vicino ai suoi orecchi, come fossero state ad amoreggiare sul davanzale dietro la persiana abbassata e a volte si disperdeva lontano, come volassero via per poi tornare e riprendere più instenti di prima.
Decise di alzarsi, erano quasi le sei e mezza. Avrebbe lasciato sul tavolo di cucina un biglietto per Matteo, che senz’altro ancora dormiva, per avvisarlo che sarebbe andato a correre in spiaggia.
Passò piano senza far rumore accanto alla camera da letto di Matteo.
Un paio di sandali intrecciati in pelle dorata e perle turchesi giacevano abbandonati uno davanti alla porta socchiusa e l’altro appena dentro…
Li riconobbe, erano di Maristella, la ragazza che avevano conosciuto la sera prima a Gabicce.
Lorenzo sbirciò nella stanza attraverso la porta socchiusa: una massa di capelli biondi giaceva a ricoprire il petto di Matteo che russava rumorosamente, il braccio avvolto sulla schiena abbronzata di Maristella che lo seguiva piano, a ritmo, nel suo russare. Quasi li invidiava per essere così beatamente addormentati. Lorenzo era sicuro che avrebbe fatto a tempo a fare la sua corsa in spiaggia e ritornare coi bomboloni caldi e i cappucci per colazione senza che i due si fossero svegliati.
Sorrise richiudendo piano la porta della camera ed uscì.
Cinque minuti dopo era in riva al mare.
La  giornata era limpida, l’aria frizzante di salsedine gli sferzava sulle orecchie e gli entrava nel naso. Inalò a pieni polmoni fino ad inebriarsene. Correva controllando che la battuta dei suoi piedi fosse perfettamente cadenzata, come un ritmo musicale, a cui facevano eco dentro di lui i battiti regolari del cuore ed il respiro un pò accellerato che ne usciva.
A quell’ora vi erano poche persone in spiaggia.
Sportivi che, come lui, si godevano la pace mattutina.
I bagnini coi loro attrezzi di legno rastrellavano e pulivano la sabbia in silenzio sistemando in riga perfetta le lunghe fila di sdraio ed aprendo gli ombrelloni colorati.
Qualche vecchia bagnante camminando lenta raggiungeva la battigia immergendosi fin sotto le ginocchia beneficiava del massaggio della risacca, dell’aria iodata e della tranquillità dell’ora.
Ogni tanto gruppi di gabbiani affollavano la riva becchettando la sabbia umida. Lorenzo passava veloce facendoli innalzare in volo improvviso mentre l’acqua poco dopo cancellava le loro tracce. Sentiva i loro richiami disperdersi nell’aria intorno ma li vedeva già lontani.
Aveva sempre amato i gabbiani.
Li considerava creature meravigliosamente libere che non appartenevano nè al cielo nè al mare con quel loro volteggiare estenuante sempre più in alto fino a venir inghiottiti tra le nubi e l’azzurro, fino a scomparire in fondo all’orizzonte. Per un momento nella sua corsa solitaria Lorenzo pensò di levarsi in volo. Sognò di poter volare e innalzarsi in volo con loro.
Sognò di poter volare incontro al sole, come Icaro, senza però bruciarsi.
No, non si sarebbe bruciato lui! 
Sorrise delle sue fantasie…
Pensò poi al suo amico:
– Chissà se Susanna, la ragazza di Matteo, avrebbe mai saputo d’essere stata tradita in quel weekend.Chissà se Matteo avrebbe provato rimorso svegliandosi quel mattino o più tardi quella sera quando l’avrebbe rivista e abbracciata. –
Beh, in fondo, non era affar suo.
Lui la sua coscienza ce l’aveva a posto.
Gli pareva già di sentire gli schiocchi affettuosi dei baci di Luisa sul viso mentre lo abbracciava al rientro…
Lei era fatta così, donna e un pò bambina.
a lui questo piaceva.
 (Stella Olrich)
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