“Apologia” from book “Ballata del carcere di Reading Poesie” by Oscar Wilde

Is it thy will that I should wax and wane,

Barter my cloth of gold for hodden grey,

And at thy pleasure weave that web of pain

Whose brightest threads are each a wasted day?

Is it thy will – Love that I love so well –

That my Soul’s House should be a tortured spot

Wherein, like evil paramours, must dwell

The quenchless flame, the worm that dieth not?

Nay if it be thy will I shall endure,

And sell ambition at the common mart,

And let dull failure be my vestiture,

And sorrow dig its grave within my heart.

Perchance it may be better so – at least

I have not made my heart a heart of stone,

Nor starved my boyhood of its goodly feast,

Nor walked where Beauty is a thing unknown.

Many a man hath done so; sought to fence

In straitened bonds the soul that should be free,

Trodden the dusty road of common sense,

While all the forest sang of liberty,

Not marking how the spotted hawk in flight

Passed on wide pinion through the lofty air,

To where some steep untrodden mountain height

Caught the fast tresses of the Sun God’s hair.

Or how the little flower be trod upon,

The Daisy, that white-feathered shield of gold,

Followed with wistful eyes the wandering sun

Content if once its leaves were aureoled.

But surely it is something to have been

The best beloved for a little while,

To have walked hand in hand with Love, and seen

His purple wings flit once across thy smile.

Ay! though the gorged asp af passion feed

On my boy’s heart, yet have I burst the bars,

Stood face to face with Beauty, known indeed

The Love which moves the Sun and all the stars!

(Oscar Wilde)

(Traslat)

“Apologia”

E’ tua volontà ch’io debba turbarmi e impallidire,

Barattare il mio panno d’oro per un rustico grigio,

E a piacer tuo tessere quella rete di dolore

A ogni cui filo più lucente corrisponde un giorno sprecato?

E’ tua volontà – amare che amo così tanto –

Che la dimora dell’anima mia sia un luogo tormentato

Dove  come drudi malvagi debbano dimorare

La fiamma mai estinta, il verme che non muore?

Sì, se è la tua volontà, lo sopporterò,

E venderò l’ambizione al mercato comune,

E lascerò che il cupo fallimento sia il mio vestito,

E che il dolore si scavi la tomba nel mio cuore.

Sarà meglio così, forse – almeno

Non ho fatto del mio cuore un cuore di pietra,

Non ho privato la mia adolescenza del suo ampio banchetto,

Non ho viaggiato dove la Bellezza è una cosa sconosciuta.

Molti han fatto così; hanno tentato di limitare

In rigidi confini l’anima che dovrebb’essere libera,

Hanno percorso la strada polverosa del senno comune,

Mentre tutta la foresta cantava di libertà,

Senza vedere come il maculato falco in volo

Passava su ampie ali nel sommo dell’aria,

Diretto ove una ripida inviolata altura montana

Catturava le ultime trecce della chioma del Dio Sole.

O come il fiorellino è calpestato:

La primula, quello scudo d’oro piumato di bianco,

Seguiva con occhi assorti il vagare del sole,

Contenta se una volta le sue foglie ne erano aureolate.

Ma certo è qualcosa essere stato

Il più amato per un breve tratto,

Aver camminato mano in mano all’Amore, e aver visto

Le sue ali purpuree volteggiare una volta nel tuo sorriso.

Ah! Anche se il satollo aspide della passione si ciba

Del mio cuore di ragazzo, pure ho sfondato le sbarre,

Sono stato faccia a faccia con la Bellezza, ho conosciuto davvero

L’Amore che muove il sole e le altre stelle!

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Informazioni su Stella Olrich

Life is poetry when we are at peace with ourselves
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