97 Sonnet – William Shakespeare

-97-

How like a winter hath my absence been

From thee, the pleasure of the fleeting year!

What freezings have I felt, what dark days seen!

What old December’s bareness everywhere!

And yet this time removed was summer’s time,

The teeming autumn big with rich increase

Bearing the wanton burden of the prime,

Like widowed wombs after their lords’ decease.

Yet this abundant issue seemed to me

But hope of orphans and unfathered fruit;

For summer and his pleasures wait on thee,

And, thou away, the very birds are mute;

Or if they sing, ‘tis with so dull a cheer

That leaves look pale, dreading the winter’s near.

William Shapespeare

(Traslat)

-Sonetto 97-

Quanto simile a un inverno è stata la mia assenza

da te, il piacere dell’anno fuggitivo!

Che geli ho sentito, che oscuri giorni ho visto!

Quale di vecchio Dicembre nudità dovunque!

Eppure questo tempo distante era un tempo d’estate,

il fecondo autunno pregno di ricca prole

che generava il fardello lascivo della primavera,

come vedovo ventre dopo la morte del suo signore.

Tuttavia, questa abbondante progenie a me sembrava

solo speranza di orfani, e frutto senza padre;

perché l’estate e i suoi piaceri a te fanno scorta,

e, a te lontano, gli stessi uccelli stanno muti;

o se cantano, è con così tetro umore

che impallidiscono le foglie, temendo l’inverno vicino.

Annunci
Pubblicato in Books | Contrassegnato , | Lascia un commento

“Little black sandals” – Sia

A song that I like to hear from the Australian singer-songwriter Sia

Pubblicato in Musica, Video | Contrassegnato , | Lascia un commento

96 Sonnet – William Shakespeare

-96-

Some say thy fault is youth, some wantonness,

Some say thy grace is youth and gentle sport;

Both grace and faults are loved of more and less;

Thou mak’st faults graces that to thee resort.

As on the finger of a throned queen

The basest jewel will be well esteemed,

So are those errors that in thee are seen

To truths translated and for true things deemed.

How many lambs might the stern wolf betray,

If like a lamb he could his looks translate!

How many gazers might’st thou lead away,

If thou wouldst use the strength of all thy state!

But do not so: I love thee in such sort

As, thou being mine, mine is thy good report.

William Shakespeare

(Traslat)

-96-

Chi dice  che la tua colpa è la giovinezza, chi la licenza,

chi dice che la tua grazia è la giovinezza ed il gentile svago;

sia grazia che colpe son gradite da umili e da grandi;

tu volgi in grazie le colpe che ti frequentano.

Come sul dito di una regina in trono

il gioiello più vile sarà stimato bello,

così gli errori, che si vedono in te,

sono trasformati in virtù e ritenuti giusti.

Quanti agnelli ingannerebbe il crudele lupo

se in agnello potesse volgere l’aspetto!

Quanti ammiratori potresti traviare

se volessi usare tutta la forza del tuo rango!

Ma non farlo: io ti amo in tal modo

che, essendo tu mio, mio è il tuo buon nome.

Pubblicato in Books | Contrassegnato , , | Lascia un commento

95 Sonnet – William Shakespeare

-95-

How sweet and lovely dost thou make the shame

Which, like a canker in the fragrant rose,

Doth spot the beauty of thy budding name!

O, in what sweets dost thou thy sins enclose!

That tongue that tells the story of thy days,

Making lascivious comments on thy sport,

Cannot dispraise, but in a kind of praise,

Naming thy name, blesses an ill report.

O, what a mansion have those vices got

Which for their habitation chose out thee,

Where beauty’s veil doth cover every blot,

And all things turns to fair that eyes can see!

Take beed, dear heart, of this large privilege:

The hardest knife ill-used doth lose his edge.

William Shakespeare

(traslat)

-95-

Quanto dolce e amabile sai rendere la vergogna,

che, come un bruco nella rosa fragrante,

intacca la bellezza del tuo nome in boccio!

Oh, in quali dolcezze racchiudi i tuoi peccati!

La lingua che narri la storia dei tuoi giorni,

lascivamente commentando i tuoi svaghi,

non può recarti spregio, ma con qualche pregio,

nominando il tuo nome, benedice la maldicenza.

Oh, quale dimora posseggono quei vizi

che per loro abitazione hanno scelto te,

dove il velo della bellezza copre ogni macchia

e volge tutto in grazia, tutto ciò che l’occhio può vedere!

Sta’ attento, dolce cuore, a questo grande privilegio:

il più affilato coltello, male usato, perde il suo taglio.

Pubblicato in Books | Contrassegnato , | Lascia un commento

94 Sonnet – William Shakespeare

-94 –

They that have power to hurt and will do none,

That do not do the thing they most do show,

Who, moving others, are themselves as stone,

Unmoved, cold, and to temptation slow –

They rightly do inherit heaven’s graces

And husband nature’s riches from expense;

They are the lords and owners  of their faces,

Others but stewards of their excellence.

The summer’s flower is to the summer sweet,

Though to itself it only live and die;

But if that flower with base infection meet,

The basest weed outbraves his dignity;

For sweetest things turn sourest by their deeds:

Lilies that fester smell far worse than weeds.

William Shakespeare

(Traslat)

-94-

Coloro che hanno il potere di ferire e non lo fanno,

che non fanno la cosa che più traspare in loro,

che, muovendo gli altri, sono in se stessi come pietra,

non smossi, freddi, e davanti alla tentazione lenti –

giustamente essi ereditano le grazie del cielo

e le ricchezze della natura guardano dallo spreco;

essi sono i signori e i padroni dei loro volti,

gli altri solo i guardiani della loro eccellenza.

Il fiore dell’estate è dolce all’estate,

anche se per sé soltanto vive e muore;

ma se quel fiore è colto da una vile infezione,

l’erba più vile lo sovrasta in dignità;

perché le cose più dolci diventano le più aspre con i loro atti:

gigli che marciscono puzzano assai peggio che erbacce.

Pubblicato in Books | Contrassegnato , | Lascia un commento

“Rooting for You” – London Grammar

A song that I really like from this British band

Pubblicato in Musica, Video | Contrassegnato , | Lascia un commento

Sonnet 93 – William Shakespeare

-93 Sonnet-

So shall I live, supposing thou art true,

Like a deceived husband, so love’s face

May still seem love to me, though altered new:

Thy looks with me, thy heart in other place.

For there can live no hatred in thine eye,

Therefore in that I cannot know thy change.

In many’s looks, the false heart’s history

Is writ in moods and frowns and wrinkles strange;

But heaven in thy creation did decree

That in thy face sweet love should ever dwell,

Whate’er thy thoughts or thy heart’s working be,

Thy looks should nothing thence but sweetness tell.

How like Eve’s apple doth thy beauty grow,

If thy sweet virtue answer not thy show!

William Shakespeare

(Traslat)

-Sonetto 93-

Così dovrò vivere, supponendoti fedele,

come un marito ingannato, in modo che il volto dell’amore

possa ancora sembrarmi amore, anche se appena trasformato:

i tuoi sguardi con me, il tuo cuore in un altro luogo.

Poiché nessun odio può vivere nei tuoi occhi,

da quelli non posso conoscere il tuo mutamento.

Nell’aspetto di molti la storia falsa del cuore

è scritta in umori e cipigli e strane rughe;

ma, nel crearti, il cielo decretò

che sul tuo volto il dolce amore dimorasse sempre,

e che quali che fossero i tuoi pensieri o i moti del tuo cuore,

i tuoi sguardi non esprimessero altro che dolcezza.

Quanto simile alla mela di Eva diventa la tua bellezza,

se la tua dolce virtù non corrisponde all’apparenza!

Pubblicato in Books | Contrassegnato , , | Lascia un commento